Le migmatiti (da "migma" = mescolanza) sono rocce ibride in parte ignee e in parte metamorfiche, presentano una grande varietà di strutture e si formano a grande profondità nella crosta terrestre. Lungo il Torrente Cervo esse sono ben esposte in diversi tratti dell’alveo, a partire dal Sistema della Cremosina, localizzabile nell’alveo a est di Regione Cascine Bianche (Tollegno), sino a nord della città di Biella. In questa sede ci si riferisce in particolare alle migmatiti con roccia ospitante appartenente alla Formazione Kinzigitica (sottounità della Zona Ivrea-Verbano), costituita da paragneiss di varia natura, anfiboliti, marmi e calcefiri, formatasi alla latitudine dell’equatore durante l’orogenesi ercinica avvenuta tra 380 e 280 milioni di anni fa. Le rocce della Formazione Kinzigitica sono il risultato del metamorfismo di protoliti sedimentari oceanici del Proterozoico superiore-Paleozoico inferiore. Successivamente il vulcanismo permiano ha dato luogo alla risalita di masse magmatiche di composizione gabbrica con formazione di plutoni, graniti e vulcaniti, e alla base del più antico complesso kinzigitico ha innescato processi di fusione anatettica da cui hanno avuto origine le migmatiti.
Il processo di formazione delle migmatiti prevede che la risalita di masse magmatiche crei un innalzamento della temperatura che raggiunge valori maggiori di 650-700 °C e causi la fusione parziale delle rocce incassanti; la roccia fonde solo in parte e si forma un fuso che migra per brevi distanze prima di solidificare nuovamente. Il risultato di questo processo è la formazione di una roccia che è un mix di fuso magmatico e roccia metamorfica, denominata migmatite, che si presenta deformata e contorta con grande varietà di tipi, strutture e associazioni litologiche.
L’etimologia più recente e più corretta indica con paleosoma quella parte di roccia non o poco diversa dalla roccia metamorfica incassante e con neosoma l’insieme dei leucosomi e dei melanosomi. Con la fusione parziale delle kinzigiti il fuso prodotto, di composizione granitica e colore chiaro (leucosoma), si è consolidato dando luogo a rocce costituite da livelli che possono avere una disposizione piano-parallela, essere piegati in maniera anche molto complessa e presentare vene aplitiche e pegmatitiche; le strutture pegmatitiche si osservano dove è presente una significativa componente leucosomica e sono caratterizzate da grandi cristalli dovuti a un raffreddamento lento del fuso granitico. La parte kinzigitica residuale costituisce i livelli di colore scuro (melanosoma), con struttura a bande, che insieme al leucosoma rappresentano la parte fusa mobilizzata durante la deformazione. Il paleosoma è costituito dalla roccia metamorfica che è stata intrusa dal leucosoma durante la risalita verso la superficie e appare in blocchi con la struttura tipica della roccia metamorfica. Il leucosoma ha composizione quarzoso-feldspatica, mentre il melanosoma è formato da minerali femici come biotite e granato. L’aspetto che ne deriva è il risultato di diversi meccanismi di mescolanza tra paleosomi, leucosomi e neosomi, che risulta molto vario con deformazioni considerevoli, rendendo la nomenclatura delle migmatiti complicata e variabile a seconda degli autori.
Le migmatiti possono anche presentare un aspetto di breccia (breccia agmatitica), con clasti costituiti dal paleosoma inglobato nel leucosoma che costituisce il cemento. I fenomeni anatettici si prolungano molto nel tempo, con fasi di attività e di pausa, alle quali corrispondono migmatiti polifase e successive rielaborazioni migmatitiche. Nel Giurassico inferiore è avvenuta l’apertura dell’oceano Ligure-Piemontese e, dopo la sua massima espansione, la successiva subduzione ha portato alla collisione tra le placche europea e adriatica dando luogo all’orogenesi alpina. Lo spostamento della placca adriatica, la verticalizzazione e la risalita delle parti più profonde di quest’ultima a seguito della collisione, nonché l’erosione, hanno fatto sì che le migmatiti siano giunte a questa latitudine e che siano oggi osservabili. Le immagini documentano le strutture rocciose descritte che affiorano nel tratto del Torrente Cervo compreso tra il ponte della SP 507 e il ponte della ex ferrovia presso il Villaggio Filatura di Tollegno.
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Fig. 1. Migmatiti nell'alveo del Torrente Cervo.
Fig. 2. Migmatiti nell'alveo del Torrente Cervo.
Fig. 3. Migmatiti nell'alveo del Torrente Cervo.
Fig. 4. Melanosoma attraversato da una vena di leucosoma.
Fig. 5. Melanosoma con struttura a bande e vene di leucosoma.
Fig. 6. Melanosoma e leucosoma con bordi sfumati.
Fig. 7. Struttura con vene di leucosoma intruse nel paleosoma, che si presenta in blocchi e in porzioni spezzettate.
Fig. 8. Leucosoma con struttura pegmatitica (in alto) e melanosoma (in basso) con struttura a bande; il melanosoma è attraversato da vene di leucosoma e contiene leucosomi minori che hanno subito un parziale boudinage.
Fig. 9. Il leucosoma forma un reticolato irregolare nel melanosoma.
Fig. 10. Il leucosoma forma un reticolato irregolare con bordi sfumati nel melanosoma.
Fig. 11. Intrusione di leucosoma nel paleosoma, che si presenta in blocchi e porzioni spezzettate.
Fig. 12. Il paleosoma presenta bordi netti ed è intruso dal leucosoma.
Fig. 13. Leucosoma e melanosoma (neosoma) attraversano il paleosoma.
Fig. 14. Frammento di leucosoma con struttura pegmatitica e con cristalli di anfibolo più scuri.
Fig. 15. Struttura migmatitica che presenta porzioni di leucosoma e di paleosoma variamente disposti.
Fig. 16. Blocchi di paleosoma delimitati da un reticolo di vene di leucosoma.
Fig. 17. La migrazione, con deformazione plastica, di leucosoma e melanosoma attraverso il paleosoma ha creato una struttura complessa ed eterogenea.
Fig. 18. La migrazione, con deformazione plastica, di leucosoma e melanosoma attraverso il paleosoma ha creato una struttura complessa ed eterogenea.
Ultima modifica: 1 ottobre 2026.