Il Foglio 43 (Biella) della Carta Geologica d’Italia (SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA, 1966) illustra come il bacino del Torrente Oropa, nel suo tratto superiore, sia inciso nelle unità metamorfiche della Zona Sesia-Lanzo, costituite da micascisti che localmente presentano assemblaggi eclogitici e da metagranitoidi. Più a valle il torrente attraversa rocce andesitiche riferibili al magmatismo oligocenico periadriatico. Tra la Linea del Canavese e la Linea della Cremosina affiorano litotipi serpentinitici, gabbrici, gabbrodioritici e noritici. Tali litotipi sono dislocati dal Sistema della Cremosina, che li separa da rocce a composizione dioritica con struttura migmatitica e da diaftoriti prealpine di derivazione dioritica, caratteristiche del settore meridionale.
Il sistema strutturale collegato alla Linea della Cremosina, a direzione est-ovest, è caratterizzato da una fascia di rocce cataclastiche e milonitiche. Esso viene fatto risalire alla storia ercinica (SACCHI et al., 2007) ed è probabile che sia stato nuovamente attivo in età oligo-miocenica (FANTONI et al., 2005). A sud-ovest si raccorda con la Linea del Canavese e presenta un’evoluzione polifasica; è costituito da un insieme di elementi vicarianti ed è interpretato, nel quadro dell’evoluzione alpina, come un sistema di faglie neoalpine a cinematica trascorrente destrorsa, con uno spostamento stimato in circa 12 km, che ha favorito lo sviluppo di diffuse zone milonitiche e cataclastiche.
Lungo l’alveo del Torrente Oropa, a sud della Linea della Cremosina sino alla confluenza nel Torrente Cervo, affiorano litologie caratterizzate da struttura migmatitica. Nella letteratura classica tali strutture sono state interpretate come diaftoriti prealpine di rocce dioritiche, appartenenti alla Serie Diorito-kinzigitica Ivrea-Verbano. BORTOLAMI et al. (1965) le definiscono migmatiti comprese nel complesso dioritico, e in particolare come agmatiti la facies presente nel Torrente Oropa. Si tratta di migmatiti eterogenee con roccia ospite di natura dioritica; tale facies è ritenuta l’unica facies migmatitica presente, con un paleosoma costituito in grandissima maggioranza da diaftoriti dioritiche minute, interpretate come antiche fasce di materiale diaftoritico impostate entro la massa dioritica. Gli autori descrivono gli inclusi come rotondeggianti, con bordo netto, di dimensioni eterogenee, caratterizzati da un’aureola formata prevalentemente da biotite di neocristallizzazione. La natura del neosoma varia gradualmente da tipi granodioritici prevalenti a tipi granitici e aplitici. Lo studio evidenzia inoltre come il passaggio tra le plaghe migmatizzate e le facies dioritiche normali sia sfumato e avvenga per transizione graduale del neosoma alla diorite, con scomparsa progressiva degli inclusi. Le dioriti presentano un grado di tettonizzazione crescente avvicinandosi alla Linea della Cremosina, che le tronca nettamente, a dimostrazione della loro età almeno prealpina. Per le migmatiti della Serie Diorito-kinzigitica del Biellese, in rocce ospiti gabbriche, dioritiche e kinzigitiche, gli autori ipotizzano una genesi da iniezioni di materiale acido. Per quelle a paleosoma kinzigitico è accertato il legame genetico con il massiccio granitico ercinico del Biellese, mentre per le migmatiti situate a distanza dalla massa granitica l’interpretazione non è altrettanto evidente. Per queste ultime gli autori affermano di non avere elementi decisivi per attribuirle alla stessa età ercinica di quelle originatesi a spese di scisti cristallini, in particolare kinzigiti.
SACCHI et al. (2007), in uno studio dedicato al settore sudoccidentale della Zona Strona-Ceneri nel Biellese e nel Canavese, propongono un’estensione più ampia della terminazione sudoccidentale del Sistema della Cremosina e documentano la pertinenza Strona-Ceneri di alcune rocce del Biellese occidentale e del Canavese. Gli autori evidenziano che in destra Elvo affiorano rocce a prevalente struttura cristalloblastica, interpretabili come granuliti tradizionalmente definite dioriti, mentre in sinistra Elvo e nell’adiacente bacino del Torrente Oropa si osservano rocce diverse, ricche di inclusi e con struttura magmatica in buona misura preservata. Lo studio documenta che le dioriti affioranti nel bacino del Torrente Oropa non erano mai state distinte dalle granuliti a composizione dioritica della Zona Ivrea-Verbano; si tratta invece di rocce con struttura magmatica preservata, la cui composizione documenta un’affinità con le litologie descritte nei bacini della Valsesia e della Val d’Ossola lungo il margine esterno della Zona Strona-Ceneri. Nel contributo queste rocce sono definite dioriti in senso lato, comprendenti tonaliti, dioriti quarzifere e monzodioriti, con un’associazione mineralogica caratterizzata da scarso plagioclasio andesinico, pirosseno generalmente retrocesso e orneblenda in proporzioni variabili, cui si accompagnano in modo discontinuo biotite, K-feldspato e quarzo. Presentano un’anisotropia tessiturale di apparente origine magmatica dovuta all’iso-orientazione dei componenti mineralogici. Le litologie sono ricche di inclusi scuri, tondeggianti, raramente spigolosi, talora con orlo biotitico. Essi sono caratterizzati da grana fine, hanno composizione gabbrica o gabbrodioritica e dimensioni fino a decimetriche. La struttura magmatica preservata e la presenza di inclusi differenziano queste rocce dalle granuliti e attestano una diversa vicenda termica e l’associazione con rocce acide; sono inoltre presenti sacche, vene e filoncelli aplitici.
Un confronto tra le interpretazioni classiche (BORTOLAMI et al., 1965) e quelle più recenti (SACCHI et al., 2007) evidenzia differenze sostanziali nella natura della roccia ospite e nei processi ritenuti responsabili della formazione delle strutture migmatitiche osservate nel bacino del Torrente Oropa.
Secondo BORTOLAMI et al. (1965), la roccia ospite è una diorite prealpina che ingloba fasce diaftoritiche più antiche, interpretate come porzioni mafiche rielaborate in condizioni metamorfiche e successivamente coinvolte nei processi di migmatizzazione. Nel Torrente Oropa la migmatizzazione si manifesta nella facies delle agmatiti, con un paleosoma costituito da diaftoriti minute e un neosoma di natura chiaramente acida, rappresentato da livelli aplitici. La migmatizzazione è quindi un fenomeno interno alla massa dioritica, legato a metamorfismo e mobilizzazione di fusi acidi, senza sviluppo di composizioni più evolute.
L’interpretazione proposta da SACCHI et al. (2007) è invece profondamente diversa. Gli autori documentano che le litologie del bacino dell’Oropa non appartengono alle granuliti dioritiche della Zona Ivrea-Verbano, ma rappresentano dioriti in senso lato con struttura magmatica preservata, ricche di inclusi gabbrici e gabbrodioritici. Questi inclusi sono interpretati come prodotti di interazione magmatica tra dioriti e fusi gabbrici, avvenuta in un altro settore crostale, lungo il margine esterno della Zona Strona-Ceneri. Le rocce sarebbero state successivamente traslate e accostate nel Biellese dai movimenti trascorrenti della Linea della Cremosina. In questo quadro, la migmatizzazione riflette processi di fusione parziale crostale permiana, non diaftoriti prealpine.
In sintesi, mentre BORTOLAMI et al. (1965) interpretano le strutture migmatitiche come rielaborazioni metamorfiche interne a una massa dioritica prealpina, SACCHI et al. (2007) le considerano rocce magmatiche eterogenee Strona-Ceneri, ricche di inclusi gabbrici, successivamente traslate nel Biellese dalla cinematica trascorrente della Cremosina. Sebbene entrambe le interpretazioni collochino i processi magmatici nel Permiano, esse differiscono radicalmente nella natura della roccia ospite: per BORTOLAMI et al. (1965) si tratta della diorite prealpina Ivrea-Verbano, sede di migmatizzazione intracrostale e diaftoriti interne; per SACCHI et al. (2007) è invece una diorite magmatica Strona-Ceneri, ricca di inclusi gabbrici formatisi da interazione magmatica e successivamente traslata nel Biellese dalla cinematica trascorrente della Linea della Cremosina.
L’interpretazione di SACCHI et al. (2007) amplia significativamente il ruolo strutturale attribuito alla Linea della Cremosina, che nel Biellese, con il suo andamento obliquo alle strutture del basamento sudalpino, trasla i terreni Strona-Ceneri verso l’esterno con movimento trascorrente destrorso. Secondo questo modello, nel quadro Strona-Ceneri vengono incluse alcune litologie del Biellese occidentale tradizionalmente riferite al Complesso Mafico, introducendo una revisione moderna che propone modelli alternativi rispetto alla letteratura storica.
In questa prospettiva, le strutture migmatitiche rifletterebbero processi di fusione parziale e rielaborazione crostale sviluppatisi in condizioni di alta temperatura durante il Permiano, verosimilmente favoriti dall’apporto termico dei corpi mafici in risalita e dal contesto estensionale regionale. Tale interpretazione implica che le litologie osservate rappresentino una zona di bordo tra domini crostali differenti, successivamente riorganizzata dai movimenti tettonici alpini.
Le relazioni originarie risultano oggi profondamente modificate dagli eventi deformativi alpini. In particolare, i movimenti lungo la Linea della Cremosina hanno prodotto dislocazioni e accostamenti laterali tra unità differenti, accompagnati da diffuse verticalizzazioni e locali rovesciamenti delle strutture, rendendo complessa la ricostruzione dei rapporti primari.
Nell'alveo del Torrente Oropa, all’interno delle litologie migmatitiche e delle unità dioritiche associate si osservano inoltre filoni di composizione andesitica, riferibili al magmatismo oligocenico periadriatico, che tagliano le strutture preesistenti, testimoniando una fase intrusiva più tardiva.
Le figure documentano le rocce affioranti nel tratto di torrente compreso tra il Gorgomoro e Cascina Vallauta.
I toponimi utilizzati nel presente lavoro sono tratti dalla seguente carta escursionistica ufficiale della Provincia di Biella:
PROVINCIA DI BIELLA (2018) - Carta dei sentieri: BIELLESE nord-occidentale, Foglio 2, scala 1:25.000, Biella.
BIBLIOGRAFIA
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BORTOLAMI G., CARRARO F. & SACCHI R. (1967) - Note illustrative della Carta Geologica d’Italia: Foglio 43 Biella. Scala 1:100.000. Servizio Geologico d’Italia, Roma.
BOVO P.G., MAFFEO B. & PERINO P.L. (1977) - Aspetti naturalistici della Valle Oropa. Pro Natura Biellese, Biella.
DAL PIAZ G.V. (a cura di) (1992) - Guide geologiche regionali della Società Geologica Italiana, n. 3: Alpi dal M. Bianco al Lago Maggiore. BE-MA editrice, Milano.
FANTONI R., BARBIERI C., BINI A., BISTACCHI A., CERIANI A., COSSUTTA F., DECARLIS A., DI GIULIO A., GHIELMI M., MANCIN N., ROGLEDI S. & ZATTIN M. (2005) - Tra Alpi e Pianura Padana: L’evoluzione recente del margine alpino-padano in bassa Valsesia. In FANTONI R., CERRI R. & DELLAROLE E. (a cura di), D’acqua e di pietra: Il Monte Fenera e le sue collezioni museali. Magenta, Zeisciu, pp. 130-142.
SACCHI R., QUAGLIOLO P. & STRONA A. (2007) - Il settore sud-occidentale della Zona Strona-Ceneri nel Biellese e Canavese. Bollettino del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, 24 (1): 5-24.
SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA (1966) - Carta Geologica d’Italia: Foglio 43 Biella. Scala 1:100.000. II Edizione.
Fig. 1. Scorcio del Torrente Oropa tra Cascina Vallauta e il Gorgomoro, con affioramenti caratterizzati da strutture migmatitiche.
Fig. 2. Struttura eterogenea con inclusi gabbrici scuri, spigolosi e sub‑arrotondati, in netto contrasto cromatico con la matrice più chiara.
Fig. 3. Struttura eterogenea con iniezioni leucocratiche irregolari e sfrangiate entro una matrice gabbrica a grana fine.
Fig. 4. Particolare della figura precedente, con dettaglio di una banda leucocratica sfrangiata immersa nella matrice gabbrica a grana fine.
Fig. 5. Inclusi gabbrici a morfologia rotondeggiante immersi in una matrice dioritica in senso lato.
Fig. 6. Inclusi gabbrici avvolti e frammentati da una rete di vene leucocratiche che costituiscono la matrice.
Fig. 7. Inclusi gabbrici allungati, iso‑orientati, con contorni sfumati e parzialmente riassorbiti nella matrice dioritica in senso lato.
Fig. 8. Incluso gabbrico a contorni frastagliati e irregolari immerso in una matrice leucocratica.
Fig. 9. Filone andesitico oligocenico a contatto netto con le litologie dioritiche incassanti.
Fig. 10. Dettaglio del contatto tra porzioni gabbriche e dioritiche, con vene leucocratiche sfrangiate a contorni diffusi che penetrano nella parte gabbrica, frammentandola e ramificandosi al suo interno.
Fig. 11. Bande e iniezioni leucocratiche fortemente contorte e ripiegate entro una matrice gabbrica scura.
Ultima modifica: 29 agosto 2026.