Lungo la strada per Prera affiorano serpentiniti che mostrano una deformazione chiaramente cataclastica, con fratturazione intensa, superfici di scorrimento e tessiture brecciate. Sono presenti vene pervasive di tremolite, minerale comune nelle serpentiniti metamorfiche. Lo stesso litotipo affiora anche nell'alveo e nell'impluvio del Rio Busachei, situato poco oltre lungo la strada in direzione di Prera. L’effettiva estensione di questo litotipo non è valutabile a causa della copertura quaternaria.
Nel quadro tettonico regionale le serpentiniti sono generalmente associate alla Linea del Canavese, all'interno della Zona Ivrea-Verbano. L’affioramento descritto, invece, si colloca circa 800 m a nord-nord-est di tale linea, in pieno complesso dei micascisti eclogitici della Zona Sesia-Lanzo, configurando un’anomalia litologica e strutturale.
Le serpentiniti mostrano contatti netti con i micascisti limitrofi, che a loro volta presentano una foliazione stirata e localmente una struttura più massiva e grana ridotta, interpretabile come effetto di deformazione cataclastica e di flusso concentrato lungo il contatto. Più lontano dal contatto, i micascisti mostrano una foliazione ben sviluppata, una diffusa ricristallizzazione del quarzo e una parziale alterazione delle miche (biotite verde, verosimilmente cloritizzata), possibile effetto di retrogradazione metamorfica dovuta alla circolazione di fluidi idrotermali in una zona di faglia.
La presenza di cataclasi nelle serpentiniti e nei litotipi incassanti, unita alla posizione fuori linea, suggerisce l’esistenza di una dislocazione tardiva, verosimilmente riconducibile a una faglia trasversale al Sistema del Canavese non illustrata dalla cartografia ufficiale. Si può ipotizzare quindi che si tratti di una scaglia alloctona all’interno del dominio eclogitico della Zona Sesia-Lanzo, dovuta in via ipotetica a una dislocazione tettonica. Le figure documentano l'aspetto strutturale, petrografico e mineralogico dell'affioramento descritto.
Fig. 1. Serpentiniti con struttura cataclastica esposte lungo la scarpata stradale. La roccia mostra fratturazione intensa, superfici di scorrimento e tessitura brecciata, caratteristiche indicative di deformazione fragile.
Fig. 2. Particolare della struttura cataclastica della serpentinite. Si osservano superfici di frammentazione cataclastica che documentano la deformazione fragile del litotipo.
Fig. 3. Frammento di serpentinite con vena pervasiva di tremolite. La vena chiara attraversa il litotipo lungo superfici di fratturazione cataclastica, evidenziando la circolazione di fluidi durante la deformazione fragile.
Fig. 4. Particolare della figura precedente. Dettaglio della vena pervasiva di tremolite che attraversa il frammento di serpentinite lungo superfici di fratturazione cataclastica.
Fig. 5. Struttura serpentinitica finemente bandata con andamento ondulato. La bandatura millimetrica rappresenta una tessitura duttile/metamorfica del serpentino, conservata in una porzione del litotipo non coinvolta nella deformazione cataclastica.
Fig. 6. Frammento di serpentinite con struttura finemente bandata e andamento ondulato. La bandatura millimetrica rappresenta una tessitura duttile/metamorfica del serpentino, analoga a quella mostrata nella figura precedente e non interessata dalla deformazione cataclastica.
Fig. 7. Frammento di serpentinite con variazioni cromatiche dovute ad alterazione della roccia.
Fig. 8. Frammento di serpentinite che presenta, nella parte inferiore, un contatto netto con i micascisti incassanti. Il contatto è caratterizzato da una brusca variazione litologica, coerente con l’inserzione del corpo serpentinitico entro le unità metamorfiche circostanti.
Fig. 9. Frammento di micascisto limitrofo, con struttura più massiva e grana ridotta, interpretabile come effetto di deformazione cataclastica e di flusso concentrato lungo il contatto con la serpentinite.
Fig. 10. Frammento di micascisto più lontano dal contatto, che mostra una foliazione ben sviluppata, una diffusa ricristallizzazione del quarzo e una parziale alterazione delle miche (biotite verde, verosimilmente cloritizzata), possibile effetto di retrogradazione metamorfica dovuta alla circolazione di fluidi idrotermali in una zona di faglia.
Ultima modifica: 2 settembre 2026.