Nel significato attribuito da BRACK & ULMER (2010), il Massiccio dei Laghi comprende la Zona Ivrea-Verbano e la Serie dei Laghi e si sviluppa tra Biella e il Lago di Como. Esso appartiene alla parte interna delle Alpi Meridionali più occidentali e contiene rocce della crosta superiore e inferiore sudalpina. A sud-est il basamento crostale superiore è delimitato da un insieme irregolare di rocce vulcaniche permiane e sedimenti mesozoici. Questi ultimi scompaiono sotto i recenti depositi clastici della Pianura Padana. Le Alpi Meridionali costituiscono il margine settentrionale della placca adriatica e la loro compressione alpina è il risultato del movimento verso nord e ovest e della rotazione di questa placca.
Nella tradizione geologica italiana la Serie dei Laghi, che affiora a sud-est della Zona Ivrea-Verbano, viene suddivisa in due unità litologiche: la Zona Strona-Ceneri, a nord, e gli Scisti dei Laghi, a sud. Le due unità sono separate da una fascia con direzione approssimativamente est-ovest, costituita da anfiboliti e subordinate ultramafiti. Gli Scisti dei Laghi sono il substrato delle coperture permo-mesozoiche. In alcuni lavori, soprattutto della letteratura svizzera, il termine Strona-Ceneri viene utilizzato con un significato più ampio, come sinonimo dell'intera Serie dei Laghi. Nel settore del Lago di Como viene inoltre distinta una terza unità, la Zona della Val Colla, situata a sud-est degli Scisti dei Laghi. Il contatto con la Zona Ivrea-Verbano è tettonico, ed è costituito dalle linee Cossato-Mergozzo-Brissago e dal Pogallo (DAL PIAZ, 1992).
La Serie dei Laghi è costituita da rocce in facies anfibolitica inferiore; comprende la Zona Strona-Ceneri, con gli Gneiss Minuti, i Cenerigneiss e la Strona-Ceneri Border Zone, prevalentemente metapsammitica, e gli Scisti dei Laghi prevalentemente metapelitici. In prossimità del confine tra la Zona Strona-Ceneri e gli Scisti dei Laghi viene riconosciuta la Strona-Ceneri Border Zone ricca di rocce mafiche e ultramafiche; le rocce sono costituite principalmente da anfiboliti bandate probabilmente derivate da tufiti basaltiche finemente intercalate a sedimenti siliciclastici. Il climax metamorfico nella Serie dei Laghi ha un'età minima di circa 320 Ma. Stratigraficamente la parte più recente sembra essere rappresentata dalla sequenza meta-arenitica degli Gneiss Minuti finemente stratificata e con gradazione. Al di sotto degli Gneiss Minuti è presente un meta-conglomerato sabbioso a grana grossa privo di stratificazione o gradazione costituito dai Cenerigneiss. La Strona-Ceneri Border Zone si trova al di sotto del Cenerigneiss. Questa zona è composta da metasedimenti fortemente stratificati e con gradazione, la cui composizione varia da metabasite a metapelite; contiene inoltre abbondante materiale ofiolitico. Al di sotto della Strona-Ceneri Border Zone si trovano gli Scisti del Laghi, unità metapelitica; l'attribuzione degli Scisti dei Laghi alla stessa sequenza sedimentaria della Strona-Ceneri è tuttavia dubbia. Per questa subunità è stata proposta anche una storia polimetamorfica. Lenti di metagraniti ordoviciani, per lo più granodioritici e granitici, si trovano in tutte le parti della Serie dei Laghi, ma sono concentrati principalmente nella Strona-Ceneri Border Zone (GIOBBI ORIGONI et al., 1997).
Evoluzione geologica della Serie dei Laghi
La storia geologica più antica riconoscibile della Serie dei Laghi risale almeno al Paleozoico inferiore. La successione metapelitica oggi rappresentata dagli Scisti dei Laghi ha subito un antico evento tettono-metamorfico in condizioni di pressione relativamente elevata, del quale rimangono localmente relitti mineralogici e tessiturali. Successivamente si è deposta una successione prevalentemente arenacea attribuita alla Strona-Ceneri. Nel corso dell'Ordoviciano l'intera successione sedimentaria è stata poi interessata dall'intrusione di importanti masse magmatiche tonalitiche e granitiche. Il disturbo termico prodotto da queste intrusioni e la circolazione di fluidi residui, soprattutto durante le fasi tardive e pegmatitiche, hanno favorito fenomeni di metamorfismo di contatto, metasomatismo e granitizzazione delle rocce incassanti. Durante l'orogenesi ercinica la Serie dei Laghi è stata coinvolta in un importante episodio tettono-metamorfico progradante, responsabile della formazione della principale foliazione regionale. Questa presenta localmente geometrie isoclinali ed è stata successivamente modificata e in parte trasposta da ulteriori deformazioni. Nel corso delle fasi sin-cinematiche si sono sviluppate paragenesi metamorfiche di grado medio, in condizioni di pressione elevata. Sono seguite una fase di ricristallizzazione statica e la crescita della sillimanite. La successiva evoluzione è stata caratterizzata dal sollevamento e dalla decompressione delle rocce precedentemente metamorfosate. L'azione combinata della decompressione e dell'idratazione ha favorito lo sviluppo di strutture coronitiche, nelle quali la margarite si è formata attorno alla cianite. Un ulteriore riequilibrio retrogrado è documentato localmente dalla comparsa di paragenesi riferibili alla facies degli scisti verdi. Alle fasi finali dell'evoluzione ercinica appartengono importanti strutture tettoniche, tra le quali i sistemi Cossato-Mergozzo-Brissago e del Pogallo, oltre alle pieghe denominate Schlingen, riconosciute nei settori più nord-orientali. Lungo la faglia Cossato-Mergozzo-Brissago si sono intrusi dicchi e piccoli corpi magmatici calcalcalini, di tipo appinitico. La loro messa in posto sarebbe avvenuta durante le fasi finali del sollevamento, quando le rocce si trovavano ancora a profondità sufficienti da consentire fenomeni di fusione parziale delle rocce incassanti, come documentato in particolare tra la Val d'Ossola e la Valsesia. L'evoluzione ercinica si è conclusa con l'importante ciclo magmatico del Permiano inferiore, responsabile sia della messa in posto di vulcaniti riolitiche sia della formazione di grandi corpi granitici epiplutonici, accompagnati dall'intrusione di dicchi mafici. Nel corso del Mesozoico la Serie dei Laghi è stata interessata da una tettonica estensionale, che ha in parte riattivato o sfruttato antichi lineamenti strutturali ercinici, tra cui quelli di Cossato-Mergozzo-Brissago e Pogallo. Durante l'orogenesi alpina l'intera regione è stata nuovamente coinvolta nella deformazione e le strutture preesistenti sono state localmente riattivate. La Serie dei Laghi è stata così interessata da zone di faglia e da sovrascorrimenti cataclastici a vergenza meridionale (BORIANI et al., 1990).
Nella Serie dei Laghi sono intrusi i Graniti dei Laghi; sono intrusioni tardo-erciniche, appartengono all’ultimo periodo dell’era paleozoica, hanno un’età da 275 a 283 milioni di anni e costituiscono un grande batolite composito allungato in direzione da nord-est a sud-ovest. Sono intrusi nel settore nord-ovest degli Scisti dei Laghi a eccezione del granito di Quarna che è intruso nei paragneiss della Zona Strona-Ceneri. Il grande batolite si estende dal Biellese alla Val d’Ossola e viene suddiviso in plutoni diversi citati in letteratura come i plutoni di Biella-Valsessera, Alzo-Roccapietra, Quarna, Mottarone-Baveno e Montorfano. I vari plutoni presentano variazioni nella composizione dovute ad intrusioni multiple. Il Massiccio Granitico del Biellese (Plutone di Biella-Valsessera) costituisce con gli altri plutoni un unico corpo magmatico ercinico che è stato smembrato e dislocato in età alpina dal sistema di faglie della Cremosina. Anche la Linea della Cremosina viene fatta risalire alla storia ercinica (SACCHI et al., 2007). È un sistema ad andamento da est-nord-est a ovest-sud-ovest ed è formato da elementi vicarianti; nel corso dell’era terziaria è stato caratterizzato da un movimento trascorrente destrorso con avvenuto scivolamento orizzontale di circa 12 chilometri associato al ciclo compressionale alpino che ha smembrato e dislocato il batolite originario. La ricostruzione palinspastica permette di riportare all’originaria unità geometrica i graniti del Biellese, le rocce della Zona Ivrea-Verbano, della Zona Strona-Ceneri e di ricostruire il ruolo svolto dalle preesistenti linee tettoniche Cossato-Mergozzo-Brissago e del Pogallo nella messa in posto dei plutoni. Il sistema di faglie della Linea della Cremosina ha cessato l’attività trascorrente nel Pliocene assumendo un movimento verticale che ha determinato un assetto litostrutturale favorevole all’ingressione marina pliocenica, che in Val Sessera è testimoniata dai sedimenti di origine marina presenti nel lato sinistro orografico della valle. Sono presenti anche faglie tardive con andamento da nord-nord-ovest a sud-sud-est, praticamente ortogonali al Sistema della Cremosina, che dislocano gli elementi di quest’ultimo sistema e altre faglie normali di importanza locale, a sud della Linea della Cremosina e a est del Massiccio Granitico del Biellese, associate alla tettonica estensionale giurassica che hanno contribuito alla conservazione del lembo mesozoico di Sostegno e degli altri lembi sedimentari a ovest del Lago Maggiore. Alle intrusioni granitiche tardo-erciniche si associa il ciclo vulcanico permiano, che nel settore occidentale delle Alpi Meridionali, tra Biellese e Luganese, è rappresentato da una copertura vulcanica composta da unità vulcaniche e vulcanoclastiche. Le vulcaniti permiane del Biellese affiorano nella parte nordorientale del territorio e sono costituite da rocce piroclastiche e, in minor misura, laviche. A ovest sono in contatto con il Massiccio Granitico del Biellese; a nord-ovest sono dislocate dal sistema di faglie della Linea della Cremosina; a est proseguono in Valsesia; a sud si immergono al di sotto di depositi pliocenici, quaternari, recenti e attuali.
Lo Structural Model of Italy
Nella rappresentazione cartografica dello Structural Model of Italy (CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE, 1990) la Serie dei Laghi è interpretata come un dominio crostale completo. Essa comprende il basamento metamorfico, costituito da micascisti e paragneiss con intercalazioni di anfiboliti e di ortogneiss granitici, nonché i graniti e i porfidi permiani e le coperture triassico-liassiche che localmente ricoprono l’unità.
Nel Biellese, le unità ascrivibili alla Serie dei Laghi sono rappresentate dalle rocce del Massiccio Granitico del Biellese, dalle vulcaniti permiane e dalle coperture sedimentarie mesozoiche, oltre che da affioramenti di micascisti e paragneiss, questi ultimi non riportati nella cartografia ufficiale. Per informazioni di maggior dettaglio sulle prime tre unità si rimanda alle pagine dedicate in questo sito.
Litolologie e distribuzione
BORTOLAMI et al. (1967) segnalano, nell'area compresa nel Foglio 43 della Carta Geologica d’Italia (SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA, 1966), la presenza di rocce attribuite alla Serie dei Laghi. Si tratta di gneiss minuti a due miche, gneiss massicci biotitici, gneiss iniettati da materiali quarzoso-feldspatici e di anfiboliti presenti in lenti di limitata estensione. Questi affioramenti, tradizionalmente cartografati fino a poco a ovest di Valduggia, potrebbero rappresentare la prosecuzione occidentale della Serie dei Laghi. Secondo gli autori, tali rocce affiorano al di sotto delle vulcaniti permiane e sono state riconosciute, lungo la strada Ponzone-Pray, nel Rio Bisingana a nord-ovest di Brusnengo, nel Torrente Marchiazza e lungo la strada tra Gattinara e Vintebbio. L'ultimo sito si trova in Val Sesia, mentre per gli affioramenti lungo il Torrente Marchiazza la segnalazione non consente di stabilire con certezza se l'affioramento ricada effettivamente nel territorio biellese. Le rocce sono descritte come paragneiss biotitici a due miche, oppure a due miche e clorite o a due miche e sillimanite, con anfiboliti subordinate. Le facies migmatitiche presentano iniezioni quarzoso-feldspatiche che conferiscono alla roccia una colorazione rosea, mentre le anfiboliti formano boudin allungati e stirati secondo la scistosità regionale. Gli autori sottolineano la frammentarietà e la limitata estensione degli affioramenti, condizioni che rendono difficile una classificazione definitiva. Nonostante queste incertezze, ritengono preferibile attribuire tali rocce alla Serie dei Laghi, pur mantenendo qualche riserva per gli affioramenti del Rio Bisingana, descritti come paragneiss a due miche e sillimanite, trattandosi di una facies non segnalata nel tratto della Serie dei Laghi affiorante a sud e a sud-est della massa granitiza di Alzo e della bassa Val Sesia.
Osservazioni di campo
Nel territorio di Pray, le rocce attribuibili alla Serie dei Laghi affiorano a nord e a sud del Torrente Sessera e nella parte inferiore della valle del Torrente Ponzone. Le esposizioni migliori si osservano nella porzione più bassa della valle del Torrente Ponzone, dove lungo la SP 200 è evidente il passaggio litologico tra i graniti del Massiccio Granitico del Biellese e gli gneiss della Serie dei Laghi. Ulteriori affioramenti gneissici sono presenti tra la SP 117 e Mucengo. A Pray capoluogo gli affioramenti sono sporadici: sebbene siano visibili soprattutto nei tagli stradali, non si limitano esclusivamente a questi; a monte del centro abitato risultano tuttavia obliterati dalla coltre colluviale. Nel complesso, le rocce osservate sono costituite da gneiss. Queste litologie sono in contatto principalmente con le rocce granitiche del Massiccio Granitico del Biellese e, localmente, con lembi di vulcaniti permiane. Gli gneiss di Pray presentano una foliazione regolare, con una componente micacea chiara e fine, che conferisce alla roccia un aspetto bandato in superficie e più scistoso nelle fratture fresche (figg. 1-3). Si tratta di rocce metamorfiche antecedenti alle unità magmatiche permiane. La loro distribuzione coincide con il settore interessato dal Sistema della Cremosina, la cui espressione morfologica è riconoscibile nella valle del Torrente Ponzone. Questo rapporto suggerisce che tali affioramenti possano rappresentare scaglie tettoniche di un più antico basamento metamorfico, verosimilmente riconducibile alla Zona Strona-Ceneri, traslate e dislocate da un sistema di faglie vicarianti. Gli gneiss della Zona Strona-Ceneri presenti presso Pray rappresentano quindi lembi del basamento metamorfico pre-permiano inglobati nelle rocce plutoniche e successivamente coinvolti dalla deformazione associata al Sistema della Cremosina.
L'ipotesi che l'incisione valliva del Torrente Ponzone sia stata impostata lungo una fascia di debolezza tettonica collegata al Sistema della Cremosina trova riscontro negli schemi geo-petrografici pubblicati da ZEZZA (1977) e da ZEZZA et al. (1984). L'intensa fratturazione e deformazione associate a questa zona di faglia hanno infatti prodotto un corridoio strutturalmente indebolito, successivamente sfruttato dall'erosione fluviale. L'incisione del Torrente Ponzone potrebbe quindi essere stata almeno in parte guidata dalla presenza di questa fascia tettonica.
Nel territorio di Ailoche, ulteriori evidenze geomorfologiche e petrografiche del Sistema della Cremosina sono rappresentate dalla sella situata lungo il sentiero H1, a sud est del Cimitero di Ailoche, e lungo la strada comunale che collega Ailoche a Giunchio, a monte di Cascina la Giù. In quest'ultimo settore, in un affluente del Rio Bodro, sono presenti clasti di rocce metamorfiche quarzo-feldspatiche ricche di mica e caratterizzate da una foliazione regolare. Per le loro caratteristiche litologiche, queste rocce appaiono estranee sia ai graniti sia alle vulcaniti permiane che vengono messi a contatto dalla Linea della Cremosina. La posizione degli affioramenti lungo una zona di faglia collegata al Sistema della Cremosina, unita alle loro caratteristiche petrografiche e all'assenza di evidenti fenomeni di cataclasi o milonitizzazione, rende plausibile l'ipotesi che queste rocce rappresentino un lembo di basamento metamorfico preservato all'interno o in prossimità della zona di deformazione. In via interpretativa, il litotipo potrebbe quindi essere attribuito alla Serie dei Laghi (fig. 4).
Un caso differente è rappresentato dalle rocce affioranti nel Rio Bisingana, a nord-ovest di Brusnengo. Si tratta di micascisti sottostanti le vulcaniti permiane (fig. 5). Il rio ha scavato una stretta forra nei micascisti, nella quale è visibile il contatto con le vulcaniti sovrastanti (fig. 6). Queste metapeliti della Serie dei Laghi mostrano livelli quarzo-feldspatici rosei, interpretabili come iniezioni migmatitiche regionali ("letto a letto"), in accordo con quanto descritto da BORTOLAMI et al. (1967) (fig. 7). Le rocce affioranti mostrano una struttura tipicamente scistosa e una composizione biotitica a due miche, illustrate negli affioramenti delle figure 8-9 e nei frammenti rocciosi delle figure 10-11. BORTOLAMI et al. (1967) descrivono queste rocce come "paragneiss a due miche e sillimanite"; sul campo sono riconoscibili biotite e una mica chiara, mentre la sillimanite citata dagli autori non è macroscopicamente evidente. L'affioramento si trova in un settore prossimo alla pianura e privo di evidenze strutturali riconducibili alla deformazione trascorrente. Esso è situato circa 8 km a sud-sud-est degli gneiss di Pray e del Sistema della Cremosina. Il carattere isolato dell'affioramento, messo a giorno dalla profonda incisione torrentizia, non permette di chiarire i rapporti con gli altri affioramenti segnalati in letteratura in settori periferici del Biellese e dell'area valsesiana.
Nel complesso, la cartografia geologica del Biellese riconosce soprattutto unità intrusive, vulcaniche permiane e coperture mesozoiche tra gli elementi riferibili alla Serie dei Laghi. Gli affioramenti gneissici di Pray e quelli micascistosi del Rio Bisingana rappresentano invece presenze più problematiche: i primi possono essere interpretati come scaglie o lembi di basamento metamorfico Strona-Ceneri coinvolti nella deformazione associata al Sistema della Cremosina, mentre quelli del Bisingana costituiscono un affioramento isolato, di incerta collocazione strutturale.
I toponimi utilizzati nel presente lavoro sono tratti dalle seguenti carte escursionistiche ufficiali della Provincia di Biella:
PROVINCIA DI BIELLA (2018) - Carta dei sentieri: BIELLESE nord-orientale, Foglio 1, scala 1:25.000, Biella.
PROVINCIA DI BIELLA (2004) - Carta dei sentieri: Il BIELLESE centro-orientale, Foglio 4, scala 1:25.000, Biella.
BIBLIOGRAFIA
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CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (1990) - Structural Model of Italy, scala 1:500.000, sheet 1 (Alps). SELCA, Firenze.
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Fig. 1. Affioramento di gneiss lungo la SP 200 a Pray.
Fig. 2. Frammento di gneiss rinvenuto a Pray, tra la SP 117 e Mucengo, caratterizzato da foliazione regolare e da una componente micacea chiara che conferisce alla roccia un aspetto bandato.
Fig. 3. Particolare di una superficie di frattura fresca del frammento della figura precedente, con foliazione metamorfica ben sviluppata. La tessitura bandata è definita dall’alternanza di livelli quarzo‑feldspatici (quarzo e feldspati, verosimilmente plagioclasio) e da fasce micacee chiare continue, mentre la biotite è scarsa o assente.
Fig. 4. Roccia quarzo‑feldspatica con abbondante mica chiara e foliazione regolare rinvenuta in un affluente del Rio Bodro (Ailoche). Per le caratteristiche litologiche e la posizione lungo una zona di faglia collegata al Sistema della Cremosina, il frammento è interpretabile come appartenente alla Serie dei Laghi.
Fig. 5. In primo piano i micascisti della Serie dei Laghi affioranti nel Rio Bisingana, sottostanti alle vulcaniti permiane. Sullo sfondo, nella metà sinistra dell’immagine, è visibile la parete di vulcaniti permiane che sovrasta i micascisti lungo la stretta incisione torrentizia.
Fig. 6. Stretta forra scavata nei micascisti dal Rio Bisingana. La linea rossa evidenzia il contatto con le sovrastanti vulcaniti permiane.
Fig. 7. Micascisti del Rio Bisingana con livelli quarzo‑feldspatici rosei, interpretabili come iniezioni migmatitiche regionali ("letto a letto"). Il colore rosato dei livelli quarzo‑feldspatici è riconducibile alla presenza di feldspati con lievi concentrazioni di ossidi di ferro (bastoncino = 100 cm).
Fig. 8. Rocce affioranti nel Rio Bisingana con struttura tipicamente scistosa, caratterizzate da foliazione regolare e da livelli micacei ben sviluppati, in accordo con la tessitura dei micascisti metapelici della Serie dei Laghi.
Fig. 9. Rocce affioranti nel Rio Bisingana con struttura tipicamente scistosa, caratterizzate da foliazione regolare e da livelli micacei ben sviluppati, in accordo con la tessitura dei micascisti metapelici della Serie dei Laghi.
Fig. 10. Frammento di micascisto del Rio Bisingana con struttura tipicamente scistosa, caratterizzato da biotite e mica chiara.
Fig. 11. Frammento di micascisto del Rio Bisingana con superficie fresca esposta; il colore scuro è dovuto alla biotite, associata a quarzo e feldspati. La mica chiara, ben visibile sulle superfici alterate, non è riconoscibile in quella fresca per mancanza di contrasti mineralogici.
ultima modifica: 11 settembre 2026.