Contesto geodinamico: dall'orogenesi varisica al magmatismo permiano
I graniti permiani presenti nel Biellese si sono intrusi nella crosta terrestre durante l’evoluzione permiana della Zona Ivrea-Verbano e della Serie dei Laghi, nelle Alpi Meridionali. Nel Permiano (299-251 milioni di anni fa), ultimo periodo dell’era paleozoica, la distribuzione delle terre emerse e dei mari è stata molto diversa dall’attuale. Le terre emerse erano riunite in un grande supercontinente chiamato Pangea, l’ultimo supercontinente formatosi sulla Terra, ma non l’ultimo che si formerà.
La formazione di Pangea è stata il risultato della progressiva collisione e saldatura di grandi blocchi continentali, avvenuta nel corso di un lungo processo tettonico che ha dato origine all’orogenesi ercinica o varisica, sviluppatasi principalmente tra il Devoniano e il Carbonifero. Le fasi finali di questo processo si sono protratte fino all’inizio del Permiano e sono state seguite da una progressiva distensione della crosta, accompagnata da un intenso magmatismo.
Durante le fasi finali della formazione di Pangea, gran parte dell’attuale Europa si trovava a latitudini equatoriali o prossime all’equatore. L’orogenesi varisica ha dato origine a una vasta cintura montuosa, le cui tracce sono oggi riconoscibili in numerosi continenti. Il magmatismo permiano che ha interessato anche il settore della Zona Ivrea-Verbano e della Serie dei Laghi si è quindi sviluppato durante l’evoluzione successiva alla grande fase orogenica varisica.
Verso la fine del Paleozoico Pangea, il più recente dei supercontinenti, era circondata da un vastissimo oceano chiamato Pantalassa. All’interno del supercontinente penetrava profondamente un braccio di questo oceano, chiamato Paleotetide, con forma all’incirca triangolare e orientato in direzione est-ovest lungo l’equatore. La presenza di questo braccio oceanico divideva Pangea in un grande blocco continentale settentrionale, detto Laurasia, e in un grande blocco continentale meridionale, detto Gondwana.
L’avvenuta collisione ercinica ha interessato poco i cratoni rigidi, ma i nuovi terreni di accrezione hanno subito metamorfosi e si sono formati batoliti e vulcani post-orogenetici in superficie. L’evoluzione tardo-ercinica, con geodinamica caratterizzata da tettonica estensionale, ha permesso la risalita di grandi corpi mafici e ultramafici di prevalente composizione gabbrica con formazione di plutoni che hanno innescato processi di fusione anatettica nelle rocce sovrastanti. Le peridotiti si erano intruse nella crosta inferiore probabilmente durante l’orogenesi ercinica e quindi prima dell’intrusione gabbrica.
Il protolito del complesso kinzigitico della Zona Ivrea-Verbano è stata una successione marina di metapeliti che si è deposta tra 700 e 480 milioni di anni fa in un bacino oceanico proterozoico-cambriano. Queste rocce pelitiche hanno subito metamorfismo trasformandosi in kinzigiti durante l’orogenesi ercinica. Durante l’evoluzione permiana della Zona Ivrea-Verbano e della Serie dei Laghi l’intrusione magmatica attraverso le kinzigiti ha portato alla differenziazione magmatica con formazione di magmi ibridi, migmatiti, graniti e vulcaniti. Tutti questi litotipi di origine permiana si possono osservare oggi nel Biellese.
Dalla frammentazione di Pangea all’orogenesi alpina
Tra la fine del Permiano e l’inizio del Triassico, circa 250 milioni di anni fa, i movimenti tettonici hanno provocato l’inizio dell’apertura del nuovo bacino oceanico della Neotetide lungo il margine di Gondwana e la progressiva chiusura della Paleotetide che si è conclusa alla fine del Triassico. La subduzione della litosfera oceanica della Neotetide al di sotto della placca euroasiatica ha determinato un nuovo regime estensionale nella regione centrale della Pangea e zone di rifting; la conseguenza è stata l’innalzamento del mare che si è espanso verso ovest e la formazione di grandi piattaforme carbonatiche.
Questa evoluzione geodinamica di estensione, assottigliamento crostale con disarticolazione della crosta superiore in blocchi che ruotavano lungo faglie listriche, avvenuta nella regione centrale di Pangea e culminata nel Giurassico medio (180-160 milioni di anni fa), ha dato luogo all’apertura dell’Oceano Atlantico centrale prima e dell’Oceano Ligure-Piemontese poi. L’Oceano Ligure-Piemontese è un "oceano perduto" che non ha nulla a che fare con gli attuali mari dell’area mediterranea e deve il suo nome ai resti (ofioliti) che sono presenti nei rilievi del Piemonte e della Liguria. Per circa 30-40 milioni di anni l’Oceano Atlantico centrale e l’Oceano Ligure-Piemontese hanno continuato ad allargarsi sino ad avere una larghezza di circa 1000 chilometri.
L’Oceano Ligure-Piemontese era interposto tra la crosta continentale europea e quella africana comprensiva della futura microplacca Adria. Nel Cretaceo inferiore, con la veloce apertura dell’Atlantico centrale, è avvenuta l’attivazione di una grande faglia trasforme che ha separato l’Africa dal blocco Italo-Dinarico trasformandolo nella microplacca indipendente Adria. La frammentazione di Pangea dopo l’apertura degli oceani Atlantico centrale e Ligure-Piemontese è continuata con la separazione a sud del Sudamerica dall’Africa e a nord del blocco iberico sia dall’America settentrionale che dall’Europa. La conseguenza di questi movimenti tettonici è stata la formazione del nuovo microcontinente Iberia e di nuove aree oceaniche: l’Oceano Atlantico meridionale, l’Oceano Atlantico centro-settentrionale e l’Oceano Vallesano.
La separazione del Sudamerica dall’Africa ha indotto nella placca africana un movimento antiorario che ha segnato l’inizio, nel corso del Cretaceo, della convergenza della microplacca Adria verso la placca iberico-europea che è andata in subduzione al di sotto di essa e corrisponde anche all’inizio della chiusura dell’Oceano Ligure-Piemontese. Quasi tutto il territorio italiano si trovava sulla microplacca Adria.
Va considerato che l’evoluzione dell’area mediterranea è una questione molto dibattuta con interpretazioni diverse a seconda degli autori e in letteratura non esiste un unico modello cinematico di dettaglio che la spieghi. La catena alpina è il prodotto dell’evoluzione cretaceo-attuale della citata convergenza tra blocchi continentali (iniziata tra circa 120 e 90 milioni di anni fa) che ha portato alla subduzione dell’Oceano Ligure-Piemontese, alla sua completa consunzione e successiva collisione, avvenuta intorno a 30 milioni di anni fa.
L’evoluzione cretaceo-attuale è stata caratterizzata da molteplici processi che hanno portato alla formazione delle falde di basamento e di copertura, con vergenza sia europea sia adriatica, e alla genesi delle unità ofiolitiche. La subduzione della litosfera oceanica ha prodotto un’anomalia termica che ha determinato, a livelli profondi, lo sviluppo di un metamorfismo di alta pressione e bassa temperatura.
La successiva collisione tra i blocchi continentali europeo e adriatico ha avviato la costruzione della catena alpina, attraverso la sovrapposizione e lo scorrimento di grandi unità crostali. A partire dal Miocene, la deformazione ha portato alla formazione di due sistemi di falde con vergenze opposte: uno verso l’Europa e l’altro verso la microplacca Adria. La catena delle Alpi ha quindi una doppia vergenza e l’edificio a falde che si è formato ha determinato un significativo ispessimento della crosta.
La crosta continentale ispessita ha creato una situazione di disequilibrio compensata da una spinta litostatica che, unita al perdurare degli sforzi compressivi, ha provocato il sollevamento lento e costante (isostasia) dell’edificio alpino e i processi erosivi che ne conseguono. Le due catene risultano saldate da una poderosa linea di sutura, un insieme di faglie, nota come Lineamento Periadriatico o Linea Insubrica che attraversa le Alpi da est ad ovest e che nel segmento più occidentale prende il nome di Linea del Canavese.
La Linea Insubrica, attivandosi, ha permesso lo svincolo del sistema sudvergente separando unità in origine contigue che hanno poi subito un trasporto tettonico diverso; da un lato il dominio Austroalpino deformato e metamorfosato a partire dal Cretaceo con le falde traslate verso nord e dall’altro il dominio Sudalpino (Alpi Meridionali) raccorciato e deformato a partire dall’Oligocene vergente verso sud, costituito dal margine della placca Adria.
Gran parte dei rilievi dell’Austroalpino, pur trovandosi a nord del Sistema Insubrico, sono formati da lembi della crosta e del prisma di accrezione africano scivolati verso l’Europa e al di sopra delle altre falde alpine. Con il sollevamento della catena alpina il territorio delle Alpi ha cessato di essere una zona di deposizione ed è diventato una zona d’erosione. L’orogenesi alpina, pur non avendo coinvolto direttamente le Alpi Meridionali, ha provocato una risposta di tipo fragile con formazione di faglie e verticalizzazione dei complessi rocciosi.
L’evoluzione tettonica alpina ha portato all’esumazione e all’esposizione in superficie di porzioni profonde della crosta continentale delle Alpi Meridionali. Negli affioramenti più occidentali di questo settore, tra Ivrea e il Lago Maggiore, sono esposte rocce riferibili al mantello superiore e a diversi livelli della crosta continentale, dalla crosta profonda a quella intermedia e superiore. Queste unità appartengono al Dominio Sudalpino e sono rappresentate principalmente dalla Zona Ivrea-Verbano, costituita prevalentemente da rocce della crosta profonda, e dalla Serie dei Laghi, che comprende livelli crostali più superficiali. I due domini sono in rapporto tettonico e sono interessati da importanti strutture, tra cui il sistema della Linea Cossato-Mergozzo-Brissago e la Linea del Pogallo.
Il Massiccio Granitico del Biellese: geologia, tettonica e litologie
La Serie dei Laghi è descritta in letteratura secondo interpretazioni e suddivisioni non del tutto univoche. Affiora a sud-est della Zona Ivrea-Verbano e si estende verso sud e sud-est fino al margine della pianura padana. Viene generalmente distinta in Zona Strona-Ceneri e Scisti dei Laghi. La Zona Strona-Ceneri affiora principalmente tra il Lago Maggiore e la Val d’Ossola e si estende verso sud-est fino al settore biellese; è costituita prevalentemente da paragneiss e gneiss minuti, con corpi lenticolari di ortogneiss, e rappresenta livelli intermedi della crosta continentale. Gli Scisti dei Laghi affiorano principalmente tra il settore di Borgosesia, il Lago Maggiore e l’area a nord di Verbania e rappresentano livelli più superficiali della crosta. Sono costituiti prevalentemente da rocce metapelitiche, tra cui micascisti e paragneiss, interessate da un metamorfismo prevalentemente varisico. Al di sopra del basamento metamorfico sono presenti, in alcuni settori, coperture sedimentarie permiane e triassico-liassiche.
Nel basamento della Serie dei Laghi sono presenti i Graniti dei Laghi, costituiti da intrusioni tardo-varisiche appartenenti all’ultimo periodo dell’era paleozoica. Le loro età sono comprese indicativamente tra 283 e 275 milioni di anni fa. Il complesso intrusivo si sviluppa prevalentemente in direzione nord-est/sud-ovest ed è costituito da più plutoni, che in letteratura sono distinti nei plutoni di Biella-Valsessera, Alzo-Roccapietra, Quarna, Mottarone-Baveno e Montorfano.
I graniti sono intrusi prevalentemente nel settore nordoccidentale degli Scisti dei Laghi; fa eccezione il plutone di Quarna, che è intruso nei paragneiss della Zona Strona-Ceneri. Il complesso plutonico si estende dal Biellese alla Val d’Ossola e presenta variazioni composizionali legate a differenti episodi intrusivi e alla complessa evoluzione del magmatismo tardo-varisico.
Il Massiccio Granitico del Biellese, corrispondente al Plutone di Biella-Valsessera, appartiene insieme agli altri plutoni dei Laghi a un grande complesso magmatico tardo-varisico. Durante l’evoluzione alpina, la deformazione lungo il Sistema della Cremosina ha contribuito alla frammentazione e alla dislocazione relativa dei diversi corpi plutonici.
Il Sistema della Cremosina è costituito da un insieme di strutture tettoniche ad andamento prevalente est-nord-est/ovest-sud-ovest, comprendenti elementi tra loro vicarianti. Durante l’evoluzione terziaria, il sistema è stato interessato anche da movimenti trascorrenti destri, ai quali è stato associato uno scivolamento orizzontale stimato in circa 12 chilometri. Tali movimenti, sviluppatisi nel contesto della deformazione alpina, hanno contribuito all’attuale disposizione dei plutoni del complesso dei Graniti dei Laghi.
La ricostruzione palinspastica permette di riportare all’originaria unità geometrica i graniti del Biellese, le rocce della Zona Ivrea-Verbano, della Zona Strona-Ceneri e di ricostruire il ruolo svolto dalle preesistenti linee tettoniche Cossato-Mergozzo-Brissago e del Pogallo nella messa in posto dei plutoni. Il sistema di faglie della Linea della Cremosina ha cessato l’attività trascorrente nel Pliocene assumendo un movimento verticale che ha determinato un assetto litostrutturale favorevole all’ingressione marina pliocenica, che in questo settore del Biellese è testimoniata dai sedimenti di origine marina presenti nel lato sinistro orografico del Torrente Sessera.
Sono presenti anche faglie tardive con andamento nord-nord-ovest/sud-sud-est, praticamente ortogonali al Sistema della Cremosina, che ne dislocano alcuni elementi. Sono inoltre presenti faglie normali di importanza locale, situate a sud del Sistema della Cremosina e a est del Massiccio Granitico del Biellese, che si sono sviluppate nell’ambito della tettonica estensionale giurassica. Queste strutture hanno contribuito a controllare la formazione dei bacini sedimentari e la successiva conservazione di lembi mesozoici, tra cui quello di Sostegno e altri lembi presenti a ovest del Lago Maggiore.
Il Massiccio Granitico del Biellese occupa una vasta area della zona collinare del Biellese orientale, estendendosi principalmente tra la valle del Torrente Strona di Mosso e la valle del Torrente Ostola; è costituito da un ammasso principale e da lembi isolati tra di loro dai sedimenti pliocenici e pleistocenici; i comuni in cui sono presenti queste rocce sono numerosi (1).
La formazione granitoide, pur essendo conosciuta da tempo dagli studiosi, non è stata oggetto di una trattazione organica sino agli anni Trenta del secolo scorso. Il Massiccio Granitico del Biellese ha una forma subquadrangolare ed è in rapporto tettonico con le rocce della Zona Ivrea-Verbano. Il suo assetto è condizionato da importanti lineamenti tettonici, tra cui la Linea Cossato-Mergozzo-Brissago e il Sistema della Cremosina. Quest’ultimo è costituito da elementi vicarianti: l’elemento più esterno mette in contatto i granitoidi con le rocce della Zona Ivrea-Verbano, mentre quello più interno mette in contatto la formazione granitoide con le vulcaniti permiane. Il Sistema della Cremosina ha interessato soprattutto le rocce granitoidi, nelle quali ha prodotto tettoniti di diverso tipo.
Il Massiccio Granitico del Biellese è in contatto a est con le vulcaniti permiane, mentre verso sud e sud-ovest è ricoperto e disarticolato in lembi dai sedimenti pliocenici e pleistocenici. Nella parte più occidentale presenta una fascia di gneiss granitoidi ad affinità Strona-Ceneri; nella restante parte è costituito prevalentemente da sienograniti e monzograniti. A sud e sud-ovest, la presenza della copertura sedimentaria pliocenica e pleistocenica rende meno frequenti gli affioramenti delle rocce granitoidi, che possono essere osservate soprattutto nelle incisioni dei corsi d’acqua, lungo le scarpate stradali e nelle aree di cave abbandonate.
Nel territorio del Comune di Pray sono presenti affioramenti rocciosi di paragneiss inglobati entro il plutone granitico. Queste rocce sono riferibili ai micascisti e paragneiss della Serie dei Laghi affioranti a est di Borgosesia e potrebbero quindi rappresentarne la prosecuzione più occidentale nel Biellese. Sono masse localizzate, antecedenti alle unità magmatiche, probabilmente traslate dall’azione trascorrente di faglie vicarianti facenti parte del Sistema della Cremosina e vengono a giorno dove l’erosione ha inciso più profondamente i terreni di copertura. I paragneiss si presentano con marcata struttura gneissica e anche con facies di migmatiti di tipo omogeneo.
Una questione molto dibattuta tra gli studiosi è stata quella dei rapporti cronologico-genetici tra granito e serie vulcanitica permiana. I graniti e le vulcaniti permiane dell’area biellese sono masse comagmatiche e vengono a trovarsi per un lungo tratto a diretto contatto. Sono state formulate nel tempo diverse ipotesi, l’ultima delle quali ipotizza due fasi magmatiche diverse e cronologicamente distinte, ovvero che il nucleo centrale e occidentale del Massiccio Granitico del Biellese sia pre-vulcanitico, mentre un’altra fase granitica più limitata e più recente, localizzata ai margini del plutone, sarebbe posteriore alle vulcaniti con manifestazioni filoniane all’interno di esse. Alla seconda fase, posteriore rispetto alle vulcaniti, corrisponde la messa in posto dei graniti microgranulari con litotipi a grana più minuta che possono presentare strutture di tipo porfirico e con colorazione rosa rossastra; questi ultimi sono osservabili nel versante sinistro del Torrente Ostola, zona denominata Rive Rosse.
Nella restante parte del Massiccio Granitico del Biellese è presente la facies più diffusa, caratterizzata da rocce a grana grossolana o medio-minuta con colorazione biancastra, che sulle superfici degradate assume una colorazione giallastra. In letteratura sono citati luoghi dove è possibile osservare il contatto diretto tra le rocce intrusive e quelle effusive, come a San Bononio (Curino) e a Santa Liberata (Masserano).
La massa granitica ha il suo punto più elevato sulla sommità del Monte Localà (678 m); è caratterizzata da un reticolo di dislocazioni, gli affioramenti appaiono arenizzati in superficie, mentre la roccia non degradata è presente negli alvei dei corsi d’acqua, nelle aree di cava abbandonate e nelle scarpate stradali. Il sistema di faglie della Linea della Cremosina e il reticolo di dislocazioni condizionano la forma del reticolo idrografico dell’area granitica. Si tratta di un reticolo rettangolare con i segmenti ad andamento da ovest-sud-ovest a est-nord-est che sono impostati lungo il Sistema della Cremosina, mentre i segmenti ad essi ortogonali sono influenzati dal pendio e dal controllo strutturale.
Il Massiccio Granitico del Biellese presenta diverse manifestazioni filoniane geneticamente legate all’intrusione granitica, rappresentate da filoni basici a composizione gabbrodioritica, da porfidi granitici, da apliti e pegmatiti. Nella parte orientale, dove si ha il contatto con le vulcaniti, sono presenti filoni quarzitici legati al magmatismo tardo-ercinico; si presentano come filoni, insiemi di vene e lenti particolarmente evidenti nel settore occidentale del Comune di Curino.
Una volta esposte agli agenti meteorici, le rocce vanno incontro a erosione, trasporto e sedimentazione. Le rocce del Massiccio Granitico del Biellese sono state interessate da un’alterazione particolarmente significativa dovuta a una prolungata esposizione subaerea durante fasi climatiche caldo-umide dal Miocene al Pliocene e, durante le glaciazioni del Quaternario, non sono state interessate da esarazione glaciale. I periodi interglaciali, con il loro clima di tipo subtropicale, hanno contribuito a una ulteriore azione disgregatrice con formazione di coltri arcosiche prodotte dall’alterazione del granito. Le rocce si presentano molto alterate in superficie e formano una coltre sabbionacea con spessore anche di parecchi metri. Nelle incisioni torrentizie l’erosione più marcata dei corsi d’acqua mette a nudo il substrato roccioso.
La diffusa e potente coltre di alterazione eluviale rende difficilmente interpretabili i rapporti cronologico-genetici tra granito e serie vulcanitica permiana ed anche i rapporti tra le facies granitiche. La formazione granitoide del Biellese è caratterizzata da una composizione mineralogica omogenea. Studi fatti sulle rocce della formazione granitoide hanno evidenziato la presenza, nelle varie facies, di minerali accessori pesanti quali lo zircone, l’apatite e l’epidoto tra i più abbondanti, mentre tra i rari e sporadici l’orneblenda, l’iperstene, il granato e la titanite. Nei prodotti di alterazione è preponderante l’anatasio quale risultato dell’alterazione atmosferica subita dalla biotite; un secondo tipo di anatasio (ottaedrite) si origina dalla brookite come conseguenza delle trasformazioni pneumatolitico-idrotermali della biotite.
Nel territorio di Masserano è avvenuto il primo ritrovamento nel Biellese di synchysite; si tratta di un minerale che è stato rinvenuto in piccoli geodi della roccia granitica in cristalli sia singoli che raggruppati in rosette. Questi cristalli, spesso appoggiati o "piantati" su quelli di ortoclasio, sono stati notati anche in associazione con cubi di fluorite violacea.
Si possono osservare spettacolari forme assunte dalle rocce granitiche, dovute alla degradazione meteorica, che per via dell’esfoliazione e della disgregazione granulare tendono ad assumere una forma sferoidale. Gli eventi alluvionali rendono il territorio del Massiccio Granitico del Biellese particolarmente vulnerabile; la saturazione delle coperture del substrato roccioso crea galleggiamento della coltre sabbionacea, dando luogo a colate caratterizzate da una cinematica veloce, innescate in modo proporzionale all’intensità e alla durata della pioggia. Molti sono stati gli eventi alluvionali, quello più catastrofico degli ultimi 100 anni è stato quello del 1968.
Negli anni Sessanta del secolo scorso, nel Comune di Masserano, è stata costruita una diga che, sbarrando il corso del Torrente Ostola, ha creato il Lago delle Piane situato a 325 metri di altitudine. Il lago interessa anche i comuni di Casapinta, Curino e Mezzana Mortigliengo. I graniti del Massiccio Granitico del Biellese sono stati oggetto di attività estrattiva in passato e attualmente sono presenti cave a Curino e Masserano per l’estrazione di quarzo, feldspato e caolino per utilizzo industriale.
(1) Ailoche, Bioglio, Caprile, Casapinta, Cossato, Crosa, Curino, Lessona, Masserano, Mezzana Mortigliengo, Piatto, Pray, Quaregna Cerreto, Ronco Biellese, Strona, Valdengo, Valdilana, Vallanzengo, Valle San Nicolao.
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Fig. 1. Stralcio della Carta Geologica d'Italia in scala 1:1.000.000; le aree evidenziate con il colore associato al numero 92 rappresentano i Graniti dei Laghi (da SERVIZIO GEOLOGICO D'ITALIA, 2011).
Fig. 2. Schema geo-petrografico del Massiccio Granitico del Biellese (da ZEZZA, 1977, p. 68).
Fig. 3. Affioramento granitico lungo la SP 201 tra Pavignano e Ronco Biellese, subito dopo l'attraversamento del Torrente Chiebbia.
Fig. 4. Frammento di granito nell'alveo del Torrente Chiebbia, al di sotto della SP 201.
Fig. 5. Frammento di granito nel Rio Ranzino e Prele, a est-sud-est di S. Grato (Ronco Biellese).
Fig. 6. Frammento di granito, Torrente Quargnasca (Piatto).
Fig. 7. Affioramento granitico lungo la SP 215, tra il bivio per la frazione Strona e il bivio per la frazione Berchelle (Valle San Nicolao).
Fig. 8. Forme di erosione su granito a sud di Castel d’Inaro (Masserano).
Fig. 9. Disgregazione granulare ed esfoliazione su granito a sud di Castel d’Inaro (Masserano).
Fig. 10. Lago delle Piane (Masserano).
Fig. 11. Incisione torrentizia in roccia granitica, affluente di sinistra del Torrente Ostola (Mezzana Mortigliengo).
Fig. 12. Sabbione granitico lungo il sentiero M32, a nord‑nord‑ovest del Rifugio La Sella (Valdilana).
Fig. 13. Sabbione granitico colonizzato da Polygala chamaebuxus L. lungo il sentiero M32, a nord‑nord‑ovest del Rifugio La Sella (Valdilana).
Fig. 14. Forme d'erosione su granito lungo il sentiero M32, a nord‑nord‑ovest del Rifugio La Sella (Valdilana).
Fig. 15. Particolare di affioramento granitico lungo il sentiero M32, a nord‑nord‑ovest del Rifugio La Sella (Valdilana).
Fig. 16. Disgregazione granulare ed esfoliazione su granito lungo la pista M41, Monte Localà (Curino).
Fig. 17. Disgregazione granulare ed esfoliazione su granito lungo il sentiero M41 (Curino).
Fig. 18. Disgregazione granulare ed esfoliazione su granito lungo il sentiero M41 (Curino).
Fig. 19. Forme di esfoliazione e arrotondamento su granito, Cima le Pietre (Curino).
Fig. 20. Affioramento granitico lungo la SP 232 (Curino).
Fig. 21. Coltre sabbionacea sulle pendici del rilievo a sud della Fabbrica della Ruota (Pray).
Fig. 22. Affioramento granitico lungo la SP 200 (Pray).
Fig. 23. Affioramento gneissico appartenente alle masse localizzate inglobate nel plutone granitico e riferibili alla Serie dei Laghi, lungo la SP 200 (Pray).
Fig. 24. Granito cataclastico in corrispondenza della Linea della Cremosina, lungo la strada tra Piolio e Case Ripe (Caprile).
Fig. 25. Granito cataclastico con masse quarzose irregolari in corrispondenza della Linea della Cremosina, lungo la strada tra Piolio e Case Ripe (Caprile).
Ultima modifica: 9 ottobre 2026.